Moschettieri
Sinossi
“Uno per tutti e tutti per uno! ”
“Moschettieri” nasce dall’amore per i “classici”, dal desiderio di ri-immaginare, di ri-scrivere, di ri-fantasticare. Dopo il buon esito di “Don & Sancho... e il Gran Premio della Montagna”, una nuova rivisitazione di un classico della letteratura: “I tre Moschettieri”. Lo spettacolo, con un occhio al clima epico e avventuroso del romanzo di Dumas e un altro al mondo giocoso e leggero del clown, è un susseguirsi di scene e stili diversi:dall’omaggio al film muto alla commedia, dal grottesco al comico, dal letterario al clown. Attraverso la risata, intendiamo affrontare in maniera semplice e profonda i temi dell’amicizia, della lealtà e del confronto con l’altro.
Nota di regia
“Moschettieri” è un gioco. I personaggi in scena sono quattro: Athos, Porthos, Aramis e d’Artagnan ; soli in scena, i quattro eroi si raccontano, si sfidano, si divertono, si perdono e si ritrovano. La vicenda racconta il processo di formazione di un giovane “guascone” spavaldo, attaccabrighe, ambizioso e astuto, che grazie all' incontro con i suoi tre compagni, scopre il valore della vera amicizia e realizza il suo sogno di diventare Moschettiere del Re... Ci siamo immaginati D’Artagnan, senza allontanarci troppo dalla verità, come un vero e proprio “bullo” di periferia, il quale arrivato a Parigi si permette di sfidare niente meno che le tre più grandi lame di Francia. Ci piace definire "Moschettieri" uno spettacolo clown senza naso rosso; perché lo spirito con cui abbiamo affrontato la vicenda porta con sé il gioco, la fantasia, la semplicità e la fisicità tipica di questa grande figura artistica.
Riteniamo che la lezione di un grande classico possa sempre passare attraverso il divertimento e la leggerezza e dedichiamo questo spettacolo a tutti coloro che non dimenticano d’essere bambini.
Rassegna stampa
Maura Sesia - UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO: MOSCHETTIERI ALLA CASA DEL TEATRO
L'edizione 2009 di GiocaTeatroTorino si sta rivelando di alto livello, nell'abituale grande varietà di tipologie in concorso. Moschettieri è soprattutto buon teatro d'attore: infatti il quartetto di protagonisti si staglia anche visivamente nella scenografia essenziale, evocativa, apparentemente povera, mai banale. Ed anche gli oggetti concorrono fascinosi alla resa complessiva. Ci sono cavalli copertoni e spade gommose, cilestrine casacche e piumati cappelli, panini e banane, un breviario, una borraccia, pantaloni versicolore e stivaloni scuri, un fondale di teli ed una pedana circolare, su cui svetta il vessillo di Francia e poi d'Inghilterra, che è giostra, è strada, è ludica suggestione. In scena si combatte, si giura e si sputa, con l'imprescindibile motto tutti per uno uno per tutti. Dell'imponente romanzo di Dumas padre restano poche avventure ma permane l'anima cavalleresca, che restituisce il clima amicale e leale. E' poi travolgente la scelta musicale, che immette la fittizia Francia secentesca in un'atmosfera west alla Morricone. Qui l'inesperto D'Artagnan (Antonio Villella, anche regista), appena arrivato a Parigi si imbatte burrascosamente nei tre inseparabili moschettieri; per futili motivi il giovane guascone sarebbe costretto a duellare con il terzetto, se il dispetto pretestuoso e superficiale non si mutasse rapido in simpatia. I moschettieri lo educano, gli insegnano il bel portamento, l'arte dello spadaccino e gli trasmettono l'odio acerrimo per le guardie del cardinale; Athos, Porthos ed Aramis saranno poi coinvolti nell'impresa che frutterà a D'Artagnan la casacca di moschettiere del re, ovvero la rischiosa spedizione in Inghilterra per recuperare i gioielli della regina, nel vorticoso e sapido finale. Bravi gli interpreti a caratterizzare efficacemente i rispettivi personaggi, l'ingordo Porthos di Eugenio Gradabosco, il pensatore Athos di Pierpaolo Congiu, lo spirituale Aramis di Domenico Berardi. Un allestimento in cui spicca la fisicità, a tratti clownesca, il gioco delle lingue, con un andirivieni parodico tra francese inglese ed italiano, l'importanza delle immagini, con alcuni quadri viventi, come istantanee, ad incorniciare espressioni spassose.


