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Memoria del vuoto

  • di e con Pierpaolo Congiu

  • aiuto regia Alessandro Berruti
  • luci Emanuele Wally Vallinotti

  • moction graphics Luca Ferrara
  • musiche di Ilaria Lemmo

 

Realizzato nell'ambito di Maldipalco 2015 - Tangram Teatro

 

«Quel bambino ha il cuore a forma di testa di lupo, dice all'improvviso Annìca, ha il cuore spigoloso come quello degli assassini. Antioca le punta il dito contro, ma lo sa che sta combattendo una battaglia già persa. Dio sparge i cuori a forma di testa di lupo, di scimmia, di pesce, dentro ai petti di certi umani, perché sono cuori senza scelta, col destino scritto».
(da Memoria del vuoto. Marcello Fois)

La vicenda efferata del bandito Samuele Stocchino che nella Sardegna del Ventennio fu considerato il nemico pubblico numero uno.
Marcello Fois nel suo romanzo racconta la vita di Samuele Stochino, bandito chiamato la tigre d’Ogliastra con i toni della tragedia: Samuele è l’eroe tragico che corre contro il suo destino. Vittima e insieme strumento del fato, incontra la morte e più volte le riesce a sfuggire.

Dopo l’apprendistato tra le file dell’esercito nella guerra di Libia partecipa alla Grande guerra, da cui uscirà come eroe decorato: la macchina di morte Stocchino è così pronta per affrontare i suoi nemici in patria.
Il bandito Stocchino delineato da Fois non è soltanto un sublimato dei miti in- torno ai banditi sardi, ma è uno specchio in cui si può intravedere la forza bru- ta, l’istinto, la bestia presente in ognuno di noi e che solo la ragione può do- minare

Testimoni muti della vicenda sono la morte e la luna piena nella notte di San- tu Sebaste, che vedranno l’inizio e la fine della disamistade.

A chi non conosce le cose di Sardegna, a chi vive nel continente, il nome del bandito Stochino non dice nulla. Ma si sa, c’è il mare di mezzo. Ancora oggi invece perdura il ricordo della Tigre, un po’ primula rossa, un po’ eroe solitario, un po’ belva sanguinaria, un po’ autore di grandi beffe ai danni soprattutto delle forze dell’ordine.

Ma la cosa curiosa è che tutti sostengono di averci avuto che fare in qualche modo. E nonostante fosse bandito e latitante, godette dell’appoggio della gente.

La messa in scena prende spunto dal romanzo e dalle forme teatrali che esso suggerisce. Inscena un attore, narra questa storia dal sapore antico, a volte prendendo il ruolo di cantastorie, altre, calandosi nei panni del bandito, dei suoi nemici e delle molte donne, madri, fidanzate e sorelle che abitano la vicenda.

Tutto ciò in un paesaggio simbolico, lunare, luogo di una memoria antica ancora legata allo scontro tra l’uomo e la natura.
I diversi ambienti della vicenda saranno evocati dalle musiche di Ilaria Lemmo e dalle illustrazioni di Luca Ferrara, in un richiamo ai tableaux degli antichi cantastorie.

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